Il
vecchio tastierista degli Yes si cimenta
con i Beatles in un progetto nato assolutamente
per caso, ma come spesso succede in
questi frangenti, alla resa dei conti,
di sorprendente riuscita. Canzoni dei
Beatles, dunque, ma nelle quali Wakeman
mette moltissimo di suo. Di fatto le
immortali melodie dei Fab rappresentano
un pretesto per un discorso musicale
a volte completamente autonomo eppure
assolutamente aderente allo spirito
originario della canzone. Così,
a sentirli, sembra proprio che gli 8
minuti in cui viene "esplorata"
"Eleanor Rigby", o i 5 di
"You've got the hide your love
away" o i 6 di "While my guitar
gently weeps" finiscano per raccontarci
di queste canzoni qualcosa che forse
non conoscevamo ancora. Da questo punto
di vista il disco è sorprendente.
Sarebbe interessante sapere cosa possa
pensare di questa operazione McCartney,
ad esempio, perché non è
certo la prima volta che "Come
together", "Blackbird",
o "Norvegian Wood" vengono
rifatte da altri artisti, ma qui l'operazione
va molto oltre la semplice riproposizione
di una canzone celebre secondo lo stile
di chi se ne occupa: si tratta di andare
a ricercare le "intenzioni"
di chi l'ha scritta e costruire su quelle
intenzioni qualcosa di nuovo. Il pericolo,
ovviamente è di travisarle completamente,
quelle intenzioni. Questo noi non possiamo
saperlo, ma è certo che, all'ascolto,
l'operazione funziona maledettamente
bene.